A kabul mei giorni scorsi uno scoppio ha cancellato in attimo, vite, speranze, gioie, aspettative. A noi che da così lontano piangiamo gli eventi non ci resta che cercare di capire il perchè quei poveretti sono morti in una terra così lontana da noi, dai nostri valori, dalle nostre cose. Qualcuno cerca di convincerci che quella è la terra patria del terrorismo, che l'esercuito è lì per la nostra libertà, ma difficlmente capisco i messaggi che arrivano. Quello che vedo che i ragazzi sono stati abbindolati da poche migliaiia di euro a dare importanza al loro lavoro e alla divisa che indossavno per lavoro. Nessuno penso voglia partecipare a una guerra se la conosce, quelle terre sono terre disgraziate e sgraziate da anni decenni di guerre furibonde: sono cambiati gli eserciti, gli obiettivi, le motivazioni...ma sempre in guerra sono. Noi invece che la guerra l'abbiamo subita sulla pelle, ci abbandoniamo a missioni di pace inviando un esercito super specializzato: non c'è anacronismo? I soldati muoiono, i civili pure, la pace non esiste, come non esiste il benessere per quei popoli: allora cosa fare? Continuiamo a essere presenti militarmente o potremio occuparci invece di portare beneficio ai popoli inviando ospedali, attrezzature, personale medico tanto da alleviare le sofferenze fisiche di un popolo esausto. Forse sarebbe anche il caso che gli eserciti, cerchino di fraternizzare maggiormente con i locali, certo è difficile, ma quando si vedono le autoblindo sfrecciare armatisse in scorta in mezzo a gente comune che non ha nenche le scarpe ti accorgi che comunque li sei in figura di invasore. A riprova i giornilisti accreditati vivono in eleganti alberghi con i loro giubbetti anti proiettile stirati, a recitare le veline a loro proposte.

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