fiji Il Pacifico non fa per noi Sabato pomeriggio si è celebrata la seconda puntata della saga dei test macht europei di rugby. All’Italia è toccata Isola FiJi nella quale confluiscono molti giocatori del campionato francese. I cugini d’oltralpe si sono scontrati con le Samoa: la conclusione di questi due incontri si può misurare non certo in punti ma in feriti e ferite lasciate sul campo. E’ notorio che il gioco praticato nelle isole del Pacifico è caratterizzato da comportamenti al limite del regolamento: quindi placcaggi alti e durissimi, fisici enormi, quintali di kg messi in mischia e in velocità fanno di queste formazioni delle macchine da guerra. Il conflitto con l’Italia le Isole Fiji lo hanno voluto perdere lasciando per oltre 20minuti la squadra senza un giocatore visto che questi si era impegnato in qualche azione da commando assassino. Solo quando hanno realmente capito l’avversario che avevano davanti, hanno giocato a pochi minuti dalla fine dell’incontro uno splendido rugby realizzando due mete sino a portarsi sotto breack 31-37 il punteggio finale… L’Italia certo non ha fatto una gran figura purtroppo: innanzi tutto a livello logistico, poi chiaramente a livello di gioco espresso da professionisti esclusivi. La “location” della manifestazione è stata scelta in Cremona, forse per dare l’impressione di avere lo stadio colmo, dove chiaramente non esiste un maxischermo che sarebbe servito al pubblico a passare il tempo e capire ciò che stava succedendo nei lunghi minuti di fermo partita in attesa che gli arbitri scegliessero, in base alla prova televisiva, la sanzione da prendere contro i fijiani troppo violenti anche per il rugby. Il gioco espresso non è quello che ci si aspetta da puri professionisti… Negli impatti ci si entrava con il freno a mano anche perché intimoriti, così la difesa si è nascosta in occasione di almeno due mete dove un fijiano ha attraversato il campo dalla propria difesa sino ad arrivare a meta, improponibile. In seconda fase possiamo anche dire che con un avversario del genere era perfettamente inutile cercare lo scontro fisico, forse impari, e giocare al largo dove ci si doveva imporre se non altro sotto un profilo professionale, invece niente…. Stessa sorte è toccata ai nostri amati cugini francesi: hanno affrontato un altro avversario “pacifico” le Samoa molto ma molto più titolate dei nostri avversari: anche i francesi hanno subito il gioco, la veemenza fisica e il rugby da questi avversari presi un po’ sotto gamba, in virtù anche dei sorrisetti che gli si rivolgono in fase di HAKA, per altro da loro vissuta come una sorta di comunione sacra. I Francesi vincono con buon margine ma non convincono il loro pubblico, e soprattutto i loro dirigenti federativi presenti nello stadio di Parigi delusi dallo spettacolo visto. Certo è che il rugby con il professionismo probabilmente non ci ha guadagnato molto: adesso tutte le squadre cercano gli equiparati, i rinnegati, i senza patria per poter mettere in campo giocatori di rilevanza e questo comporta che i dislivelli tra le squadre si appiattiscono e tutti possono battere tutti. Infatti al di la di chi è professionista da sempre ed è riuscito a far funzionare questa mentalità le altre compagini arrancano anche in confronto con avversari non proprio blasonati. Un esempio per tutti, in Italia mandiamo i nostri migliori affiliati, equiparati all’estero ignorando frotte di giovani, per poi fare queste figure: a chi serve? Anche a nome dei guadagni, basterebbe ignorare gli stranieri, far giocare in Eccellenza solo italiani che possano confluire in Nazionale e con i denari (leggi milioni€) avanzati alimentare il pagamento di tecnici questa volta si stranieri, quelli ben vengano a importare i loro credo e la loro esperienza nei nostri campetti!!

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