(Lunedì 21 Novembre 2011) E’ Domenica sera, corriamo a Nemi dopo aver assistito alla consueta interpretazione del rugby da pachillearte  del Cus, arriviamo e Achille non ha fatto a tempo ad aspettarci. Il dolore e il dispiacere riempiono una stanza che  ospita altre due persone  sofferenti costrette  a partecipare a un cordoglio non di loro competenza. Il vecchio non c’è più,  rimangono le sue spoglia molto assottigliate da questi lunghi mesi di sofferenza e degenza nei presidi della Polverini: se è vero che si vive a lungo, per molti è poi vivere? Quando si vive, e quando si sfocia nell’accanimento terapeutico?  Il vecchio non c’è più e il pensiero vola ad attraversare le sue gesta, la sua vita: che strano nascere a Roma, morire a Nemi passando un mucchio di estati su una superstrada per arrivare in un paesino, S. Sofia, che lo accompagnerà nel bene e nel male per tutta la sua esistenza.  La serenità è data anche da queste certezze, per le quali lui lavora sodo per molto tempo, guidato dalle sorelle altro elemento importante della sua vita. Già le donne, una costante di sofferenza per lui, che nelle intenzioni si sentiva un condottiero, uno che faceva del sapere la sua esperienza…o dell’esperienza il suo sapere?? Le donne, in primis le sorelle che lo hanno guidato sapientemente nei loro corridoi per accedere alle stanze da loro reputate migliori, in seguito la moglie che una volta sentitasi respinta gli ha creato sempre e solo problemi, chiaramente finanziari. Che dire poi dell’eredità della moglie, una figlia che ha comunque assorbito negli anni i migliori insegnamenti della madre? E giù problemi, sempre finanziari. Altre due donne, la seconda moglie e la seconda figlia, non in senso cronologico ma indicativo, sono le uniche che lo hanno amato rispettandolo al di là di ogni possibile limite o merito. Dal setaccio passano quindi fiumi di bei momenti anche se mascherati dei vari compleanni o Natali, ma rimangono impigliati tre appartamenti tre, che il vecchio non riesce a gestire essendo il gioco troppo al di sopra delle sue possibilità e soprattutto dell’abilita delle donne su descritte. Ciò che resta, e non è poco credetemi, è il vero Achille, una persona semplice, affabile, divertente e divertito, sempre pronto a prestare il suo operato a chiunque solo per sentirsi BRAVO: questo è  stato sicuramente la leva che tutti i suoi denigratori, hanno usato con maggior frequenza e con maggior facilità…bastava gratificarlo anche con poche moine e lui andava in brodo di giuggiole, non certo per stupidità ma semplicemente perché lui era buono dentro, leale e,  ultimamente ho scoperto in lui  una dignità fuori dal comune nell’affrontare sofferenza, malattia e ultime ore di vita., ciao mastro Achille!!

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