Oggi si è concluso il passaggio terreno di Piergiorgio: nel sentire la notizia ho pensato subito che bisogna essere fortunati anche per morire, forse più che per vivere. Tutta la storia mi ha portato in la negli anni a un?altra data per me triste il 15 maggio 2001, quando veniva a mancare mio padre. In questi giorni che si sparlava tanto dell?accanimento terapeutico, dell?impossibilità etica e deontologica dei medici e chirurghi di non poter praticare eutanasia, mi sono venute a mente le persone, le circostanze di quei giorni del 2001. Li dopo un intervento neurologico, settimane in terapia intensiva, le assistenti sociali supportati dai primari dell?ospedale, affondavano il loro accanimento verbale, dicendo che se fosse stato per loro il vecchietto sarebbe stato a casa ricoperto di cure familiari. Noi figli purtroppo incapaci di produrle, soffrivamo frustrati da questa situazione di continue offese sino a che non si liberò un posto in una casa di cura a lunga degenza, dove mio papa fini i suoi giorni. Di sicuro è improponibile il dolore e le sofferenze di Piergiorgio, non voglio dire nulla di più di quanto detto, certo è che comunque sia lui che mio papa erano all?ultima fermata, e ironia della sorte mentre uno voleva finirla, l?altro con i suoi numerosi anni e i suoi neuroni cerebrali scomposti, non ne voleva sapere: i primari da che parte stanno? A mio papa è mancata la platea o è incappato in personaggi, vedi assistenti sociali, non degni del nome che portano? Chi lo saprà mai, del resto di fortuna il vecchietto non ne ha conosciuta molta proprio come Piergiorgio che oggi tutti piangiamo.

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