brunnelE’ passata una settimana dalla conclusione del torneo delle 6Nazioni edizione 2015. Erano anni che non assistevo a un torneo così avvincente che ha visto vittoriosa la formazione irlandese alla fine di un complicato calcolo della differenza  punti effettuati dalle formazioni anglosassoni. Data per favorita l’irlanda  ha dovuto conoscere una sconfitta per mano dei gallesi che ha rimesso in gioco tutto il torneo che vedeva sino alla fine appaiate Inghilterra, Irlanda e Galles. Nell’ultima partita l’Inghilterra pur rifilando 50 punti alla Francia, non riusciva a superare i punti realizzati dall’Irlanda che è riuscita a festeggiare la vittoria dl torneo solo a tarda serata in attesa a Murrefield dove aveva abbondantemente battuto la Scozia.

Dicevo appunto della bellezza del torneo di questa stagione, dove le squadre hanno dato lustro a un gioco aperto, anche in proiezione alla coppa del mondo che disputerà sempre in terra inglese a settembre.

La bellezza purtroppo non ha visto attrice l’Italia, che pur battendo la Scozia, non è riuscita nell’intento di dimostrare una crescita che tutti aspettiamo da ormai quindici anni. A nulla è servito negli anni dedicare a questa formazione giocatori professionisti, che militano in campionati europei con costi in parte sostenuti dalla nostra Federazione. Gli sforzi non danno i frutti sperati anche in virtù di una gestione manageriale del movimento non appropriato per questo tipo di professionismo: le squadre partecipanti attingono da un vivaio proprio, producendo atleti che interpretano il gioco che di volta in  volta evolve trovandoli sempre pronti nella giusta interpretazione dei loro ruoli. In Italia questo non accade, abbiamo un campionato d’Eccellenza che fornisce qualche giocatore alla nazionale e li fa confluire in squadre che servono da vivaio alla stessa, ma la base è distante dai canoni imposti dai nostri avversari.

Nello spogliatoio italiano c’è chi invoca lo psicologo per aiutare la mentalità degli atleti a non demordere… ma allora di che professionismo parliamo? Lo sbaglio è proprio nell’aspetto manageriale del sistema, dove le scelte devono essere riferite alla qualità dei personaggi che devono far crescere gli atleti e forse ancor prima gli allenatori, ed è inutile chiamare di volta in volta il guru indicato se alla base le scelte sono dettate ancora da simpatie e/o da imposizioni delle società che offrono atleti. Quindi ecco bruciati elementi come Mallet, che all’indomani della delusione italiana viene chiamato a dirigere i Barbarians, Brunnel che apparso alle nostre cronache come un vincente in terra francese, qui appare indifeso a fare delle scelte strane dove la rivoluzione unica sembra essere quella che accomuna tutti i tecnici: stravolgere le qualità e le attitudini  degli atleti per cambiare lor ruolo in virtù di una mancanza cronica di ruoli chiave che il movimento non riesce a produrre. È qui che entra in gioco la managerialità: le Accademie, e lo staff tutto cosa fa? Come mai che atleti italiani sono impiegati in altre nazionali? Gente come Dominguez, Cucchitta come mai non fanno parte dello staff italiano? Simpatie, senatori, blocchi argentini? Boh!!!

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