pdParlare in questi giorni di coerenza è difficile, visti gli esempi umani che mal rappresentano questo valore. Mi riferisco purtroppo alla nostra politica, e agli attori che la interpretano nel peggiore dei modi. Diciamo che tre protagonisti della scena quali Bersani, Napolitano e Grillo faranno a gara nella settimana convulsa passata, a raccontare storie che non avrebbero mai dovuto interpretare:

  1. Bersani inizia con la “sconfitta” alle elezioni che lo relegano ad un incarico dal quale tutti fuggono e lui prende investito dalla responsabilità civica del suo ruolo. Dalle consultazioni esce poco o nulla e nel riferire al Presidente della Repubblica questi non se la sente di affidargli il mandato di creare il governo, perché per lui non ci sono le garanzie necessarie alla stabilità
  2. Appena dopo, Napolitano in scadenza di contratto, decide di non voler rinnovare l’incarico pur spronato e spintonato da tutti a dispetto dei suoi 80 anni. Si va quindi alle elezioni del Presidente della Repubblica: accordi di corridoio portano prima Marini, ex sindacalista -a mio giudizio non un uomo di spessore- ma le parti non concordano cercando una soluzione comune. Bersani quindi propone Prodi e li viene silurato dai suoi perdendo anche il treno proposto da Grillo che vede come conduttore il sig Rodotà , persona che della politica fa il suo pane, il suo companatico e la sua bevanda impegnato tra l’altro come presidente delle commissione antitrust, una cosuccia! Ma la qualità che molti scordano, e insieme alla platea per primo Bersani, il sig. Rodotà è un uomo di sinistra e proprio dalla sinistra non viene avvallato ma da Grillo e Vendola   si… Qui torna di scena Napolitano: dopo lo schiaffo ricevuto,  Prodi chiede le scuse e la testa di Bersani che si dimette insieme a tutto i l consiglio direttivo del partito. Il giorno dopo Napolitano investito anche lui dall’angelo illuminatore accetta il raddoppio dell’incarico che viene accettato quasi all’unanimità esclusione per Grillo e Vendola.
  3. All’indomani dell’investitura il Presidente della Repubblica, il dodicesimo e il primo ad essere stato eletto per due volte, affida l’incarico al secondo uomo della sinistra, il sig. Letta nipote del personaggio che da sempre segue il cammino politico di Berlusconi. Se l’avesse fatto prima ad affidare l’incarico a Bersani? Lo smacchiatore avrebbe comunque rischiato in prima persona ma avrebbe probabilmente fatto uscire allo scoperto qualche uomo di Grillo non propenso alle direttive del principale.

E Grillo?? Lui e i suoi sono trincerati dietro questa barriera della “rete” da dove nascono le loro soluzioni, i loro personaggi: ma le idee dove sono? Uno straccio di programma? Parlano di mandare tutti a casa ma come? Annunciano bancarotta e guerra civile come se loro fossero svizzeri e il dramma non loi riguardasse. Intanto loro nella casa sono entrati scordandosi di restituire i compensi elettorali come promesso in campagna elettorale.  Il progetto già avviato negli anni passati da Veltroni,  adesso si è concluso con Bersani: tutti e due sono stati soggiogati dal potere che dovevano combattere lasciando sul campo parti importanti della sinistra, prima con Bertinotti adesso con ciò che resta del PD. Il domani certo non si potrà paragonare con nulla di sinistra: con Renzi  - che sembra il candidato naturale alla successione -   Berlinguer, Lama, Bertinotti  e le lotte degli ultimi vent’anni   inorridirebbero di sicuro…

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