Non einsteinbisogna certo essere uno scenziato per capire che  che in giro non ci siano soldi (questa per il rugby non è certo una novità)e scelte tattiche. Certo in Federazione si fanno sforzi innaturali per gestire gli introiti del 6Nazioni ma la realtà locale è ben diversa. La cronica mancanza di campi da gioco, fa si che   per le società interessate i problemi aumentino e a dispetto di una Federazione ricca (la seconda in Italia per $$$) e una miriade di cartellinati (in esponenziale ascesa negli ultimi anni) le società devono affrontare la gestione di spogliatoi, assistenze mediche, assicurazioni e in sporadici casi il compenso ai giocatori: i tecnici, leggi allenatori, forse sono gli unici a conservare lo stipendio e così è giusto che sia. Oltre il problema RROMA, nella capitale e/o nel circondario, esistono altre realtà a rischio a poci Km, vedi Frascati e Colleferro. Nessuno però si adopera per costruire un parco comune, leggi pure franchigia, dove far confluire denari e risorse umane; di contro la Federazione non aiuta, godendo quasi a penalizzare il rugby dell’emisfero sudItalia. Altro dramma a mio giudizio, la scellerata decisione di abbandonare il campionato Under20 Elite a favore di un campionato Under23 regionale…i nostri ragazzi quando e dove cresceranno? Dobbiamo accettare e subire le scelte fatte da e per le Accademie? Che risultati hanno prodotto? Quanto sono costate? Il mio pensiero porta a consigliare l'abbandono della figura del rugby fatto di passione, sudore, onore per la maglia e tutti quei valori che si leggono ormai anche sui baciperugina: oggi abbiamo bisogno di un progetto imprenditoriale che curi il mondo rugbystico nel suo cammino futuro. Il progetto deve curare i ragazzi, ancor prima bisogna far crescere i tecnici (e qui accusiamo ritardo cronico), e appena dopo gli arbitri ( e qui so che è stata istituita l'Accademia per gli arbitri...speriamo bene!!)
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