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Oggi il mio impegno con la Società Matisa compie 35anni. Parlo dell’impegno, non della gratitudine verso quella società che mi ha sopportato per tutti questi anni, perché nel 1985 tutto avrei immaginato tranne che di ritrovarmi così. Siamo tutti in regime di 41bis, relegati in casa a proteggerci da un infamante virus che potrebbe essere lì dietro la porta ad attaccarci con il suo carico di morte. In più, la mia convalescenza percorre proprio questo periodo, cavalcandolo appieno, purtroppo.
Ieri una notizia di quelle che ti fanno pensare al tempo che ti rimane: un personaggio che ha creato il mito del rugby a Frascati, è venuto a mancare: Paolo Paoletti. Personaggio scomodo, schietto oltre il dovuto, forte di quel suo professionismo vissuto quando in Italia quasi non si conosceva il rugby, lui forte contro tutto e tutti. Uno dei pochi che poteva parlare di rugby ma stranamente si divertiva, secondo me, ad ascoltare quelli che di rugby ne sapevano rispetto a lui solo l'ABC...
Lo conosco proprio nel mio primo di allenamento su un campo di rugby: è lui che mi insegna a passare la palla, a impostare un entrata di spalla, insomma i primissimi rudimenti di quello sport che mi avrebbe accompagnato sui campi nei prossimi 5 anni, e poi fino ai giorni nostri.
Lo ritrovo sul campo qualche anno dopo, io sempre nelle giovanili, che prima accompagnavano i ragazzi dai 14 sino ai 18anni di età, e lui che veniva al campo per la sua preparazione fisica al campionato di serie A con la Cidneo Brescia. Ricordo come mentre noi faticavamo sette camicie, lui con pochi giorni recuperava una forma fisica che noi non riuscivamo ad immaginare. Lui già affermato atleta noi piccole schiappe in giro per il campo cercando inutilmente di imitarlo; lui personaggio che ha conosciuto tutte le branchie dello sport, partendo dall’essere atleta, poi arbitro, poi dirigente societario.
Lo rincontro dopo trent’anni, sempre nelle vicinanza di un campo di rugby, genitori di due virgulti che giocano insieme nelle giovanile, questa volta Under16, del Frascati: io chiaramente lo saluto cercando di ricordargli gli episodi su descritti, lui più per cortesia che per altro mi saluta, ma certo non si potrebbe mai ricordare di una persona vista prima ragazzo con capelli lunghi e poi signore con i capelli bianchi.

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