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Domenica 8 Febbraio 2015

“I giocatori non escono o ne escono pochi per il criterio con il quale

gli stessi vengono giudicati da tecnici che sono all’altezza poi di giudicarli? Un tecnico che in vita agonistica ha vinto nulla quale valore può trasferire a un giovane in carriera? Se poi ci si mette pure la federazione che ti misura in altezza per vedere se sei bravo ecco il quadro…anzi no, dobbiamo per forza di cosa ricordare l’annullamento, per costi elevati, del campionato nazionale under20 dove ricordo si sono formati molti più giocatori che in accademia. Non dimentichiamo che con le nostra tasche alimentiamo per lo memo tre squadre: una zebrata, un serie A, e una in eccellenza, leggi FF.OO. dove sono i risultati di queste scelte…? Ricordo infine che il movimento risente negativamente di quanto espresso sopra, per un Bisegni meritatamente convocato a 22anni esistono maree di giocatori che lasciano nel bel mezzo della carriera non essendo supportati da alcuno.”

Questo il commento che posto su ONRUGBY.IT in mattinata…vediamo i particolari della prima giornata del torneo delle 6Nazioni di rugby:

  • si inizia con il baraccone mediatico che tanto piace, dove si parla di maglia, appartenenza, cultura rugbistica, possibilità italiane per l’imminente torneo europeo. In un’intervista il giovane Bisegni ha il coraggio di dire a chiare lettere “sono un professionista” e attorno a questa frase ci incentra la nostra scarsa presenza all’interno del circo delle 6Nazioni. Qui sono tutti professionisti, con la p maiuscola, già in tenera età visto che i nostri avversari approdano alle nazionali maggiori già verso i venti anni da compiere. Ma loro praticano la professione del rugbysta all’interno di una struttura gestita da manager che prima ancora di esserlo sono stati campioni e/o uomini cresciuti nell’aria manageriale dello sport. A noi proprio questa cultura viene meno, quindi imitiamo non il loro sipario ma i loro camerini dove tutti sono belli e pronti al di là delle prestazioni.
  • Ieri l’ennesima conferma della pochezza italiana: si gioca Italia Irlanda all’olimpico di Roma, enfasi mediatica alle stelle, ma poi dopo gli inni, che ricordano i soliti vecchi concetti di maglia, appartenenza, territorio, inizia la partita che ci vedrà impegnati per tutto l’incontro a difendere, anzi più che difendere a non far giocare gli avversari. L’intento quasi ci riesce, sino a quando in una condizione bilanciata, si rompe l’equilibrio da parte nostra, leggi espulsione di Ghilardini; e i verdi vanno a meta confermando i folletti che sono. Secondo me sono scesi in campo per disputare un buon allenamento, poche volte in tutto l’incontro hanno cambiato il loro ritmo innalzandolo, ma quando l’hanno fatto, due mete in pochi  minuti!!
  • I giovani… come fanno a emergere?
    • La federazione si è da sempre preoccupata di misurare i giocatori ancora prima di vederli giocare;
    • La federazione stessa si preoccupa, con le nostre tasche, di alimentare tre squadre, una in Celtic League, una in Eccellenza e una in serieA. Addirittura in quella in Eccellenza si permettono concorsi pubblici per assumere giocatori di interesse nazionale che mai vedranno la platea nazionale…a che serve?
    • Per un Bisegni, Un Morisi, un Campagnaro quante centinaia di giovani atleti hanno abbandonato non avendo più riscontro agonistico  in un ambiente così viziato?
    • Gli stessi atleti su citati sono emersi da campionati, vedi quello nazionale Under20, che ha creato molto più che le Accademie di stampo Federale…forse per questo è stato abolito nel 2011 in quanto costoso: qualcuno può dirci quanto costano le Accademie sparse sul territorio? Qunto costa allo stato italiano la caserma Gelsomini e i suoi atleti? E soprattutto qualcuno mi ricorda cosa hanno prodotto queste realtà, tanto da dare delle incicazioni al povero Brunel? Sarebbe simpatico informarlo prima della primavera, quando cioè lui ci saluterà che un AU REVOIR che suonerà più come un ADIEU al nostro beneamato rugby
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